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Vuoi raggiungere il tuo consumatore? Utilizza il Native Advertising

Possiamo considerare la Native Advertising come l’evoluzione del Pubbliredazionale. Tecnica pubblicitaria che cercava di mascherare l’aspetto pubblicitario al lettore ma, di base, il concetto è simile.
Ho letto molte definizioni ed articoli al riguardo. Tutti veramente molto belli ed interessanti che spiegavano, perchè, come e quando. Ma se vogliamo arrivare al “succo del discorso” possiamo effettivamente dire che le Pubblicità Native sono la versione 2.0 dei pubbliredazionali.

Wikipedia recita “Native advertising è una forma di advertising online che assume l’aspetto dei contenuti del sito sul quale è ospitata, cercando di generare interesse negli utenti. L’obiettivo è riprodurre l’esperienza utente del contesto in cui è posizionata, sia nell’aspetto che nel contenuto. Al contrario della pubblicità tradizionale che distrae il lettore dal contenuto per comunicare un messaggio di marketing, il native advertising cala completamente la pubblicità all’interno di un contesto senza interrompere l’attività degli utenti, poiché assume le medesime sembianze del contenuto, diventandone parte, amplificandone il significato e catturando l’attenzione del consumatore.”

Lo IAB definisce il termine “Native Advertising” così: “Il Native advertising fa riferimento ad annunci a pagamento coerenti con il contenuto della pagina, con il design e il comportamento della piattaforma in cui sono ospitati, in modo che l’utente li percepisca semplicemente come parte di essa”.

L’esperto di marketing Mitch Joel, in un articolo sulla prestigiosa Harvard Business Review, ha definito la Native Advertising come “un formato pubblicitario creato specificatamente per un determinato media sia dal punto di vista del formato tecnico sia dal punto di vista del contenuto (la creatività)”. L’obiettivo finale è quello di rendere l’annuncio pubblicitario meno intrusivo in modo che non interrompa la fruizione del contenuto che l’utente sta guardando, così da aumentare la percentuale di click e interazioni sull’annuncio.

La definizione è chiara e corretta ma, in teoria, quello che dichiariamo per il Native Advertising, dovrebbe essere il principio comune di ogni attività pubblicitaria, a prescindere dal media utilizzato. E’ chiaro che è uno sforzo non indifferente. E nel passato è stato spesse volte fatto, solo che nell’era attuale, amiamo dare una definizione ad ogni attività.

Se vogliamo guardare alla Comunicazione Tradizionale per capire questo nuovo modello di pubblicità, possiamo far riferimento a tutte le Testate Editoriali verticali e specialistiche. Un Lettore sta leggendo su Quattro Ruote un articolo dedicato ai SUV e all’interno ci trovi una pubblicità sul nuovo BMW X5. E’ chiaro che il lettore in quel momento è interessato in modo particolare a quel tipo di prodotto o segmento di auto.
Diverso è il caso del lettore che ha comprato il numero di Quattro Ruote perchè interessato alle Station Wagon. Probabilmente non è interessato ai SUV e quindi vive in modo neutro la pubblicità relativa i SUV. Oppure, ancora più semplicemente, il lettore è abbonato alla rivista, ama le auto, ma non ha esigenze espresse particolari. E’ chiaro che in questi casi è difficile capire quanto possa essere appeal la pubblicità per ogni singolo lettore. Ovviamente vale la legge dei numeri.I lettori sono talmente tanti e differenziati che saranno interessati ad almeno un paio di modelli o segmenti di auto.

Ora migriamo sul web e vediamo l’enorme differenza.
L’utente è arrivato su QuattroRuote.it tramite una ricerca su Google dove ha digitato le parole chiave “SUV BMW”, oppure “comparazione SUV”.
E’ chiaro che ha espresso un interesse molto specifico. Google lo ha reindirizzato su un articolo di Quattroruote.it che parla di SUV. Riporta prove comparative, link ai diversi modelli e una pubblicità che invita ad iscriversi al Test Drive del nuovo BMW X5.
A questo punto risulta evidente come il Native Advertising, a differenza della pubblicità tradizionale che può distrarre il lettore, ha l’obiettivo di “immergere” la pubblicità all’interno del contesto.
Le principali forme di Native Advertising che siamo abituati a vedere ogni giorno sono ad esempio i True View di Youtube, i Tweet sponsorizzati e i post sponsorizzati di Facebook.
Ma se non siamo interessati a fare una campagna pubblicitaria, possiamo pianificare una campagna di Native Advertising per raggiungere un altro scopo?
La risposta è si. Ad esempio ed in totale autonomia potete cercare di migliorare la link building all’interno del vostro sito utilizzando la stessa tecnica. Se siete un’Agenzia grafica, potreste presentare il nuovo Logotipo realizzato per un vostro Cliente e all’interno del articolo proporre, con una pubblicità, il servizio di progettazione dei Loghi.

Se al suo nascere la pubblicità risultava essere una nuova forma creativa, simpatica attraente, intelligente, che ti permetteva di scoprire prodotti nuovi che non conoscevi, ad oggi risulta essere invasiva, deleteria, stressante, inopportuna. Quindi il Native Advertising rappresenta quella nuova tecnologia, metodo, disciplina per far arrivare ai nostri possibili consumatori un messaggio pubblicitario senza generare irritazione.

Se vuoi acquisire nuovi Clienti, le tecniche e Tecnologie che si possono utilizzare sono veramente tante. E’ sufficiente che ci dici quali obiettivi concreti vuoi raggiungere. Noi lo faremo per te.

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